I rischi dei software non proprietari e la necessità di riportare i dati sotto controllo

Per anni, il mantra del mondo IT è stato univoco: “Cloud-First”.

Abbiamo assistito alla migrazione di massa verso il modello SaaS (Software as a Service), spinti dalla promessa di costi ridotti e scalabilità infinita.

Oggi tuttavia stiamo entrando in una nuova fase.

 

La “SaaS Fatigue” e il paradosso del modello “per utente”

Ancora prima di una questione tecnica, la nostalgia verso l’On-Prem sembra guidata da una sottile ma diffusa stanchezza gestionale. Quella che molti analisti chiamano “SaaS Fatigue”, ovvero la saturazione derivante da decine di abbonamenti frammentati, costi operativi che sfuggono al controllo e, soprattutto, la crescente ansia per la perdita di sovranità sui propri dati. Le aziende iniziano a chiedersi se valga la pena pagare “a noleggio” strumenti critici che potrebbero invece risiedere stabilmente all’interno delle proprie mura.

A questo si aggiunge un paradosso economico alimentato dall’intelligenza artificiale. Il modello di business SaaS tradizionale si basa quasi sempre sul numero di utenti (per seat). Ma se un AI Agent può oggi svolgere compiti che prima richiedevano un intero team, ha ancora senso pagare per gli utenti che l’automazione sta rendendo superflui?

Il nervosismo dei mercati sembra, almeno in parte, confermare che questo dubbio possa essere fondato. Soltanto poche settimane fa, il 3 febbraio 2026, abbiamo assistito a quello che è stato ribattezzato “SaaSpocalypse”: un crollo improvviso in borsa che ha bruciato quasi 300 miliardi di dollari di capitalizzazione. Questo evento non è stata una bocciatura tecnologica, ma un segnale di preoccupazione dei mercati sulla tenuta di un modello economico che l’IA sta rendendo, forse, obsoleto.

In questo scenario possiamo quindi immaginare un nuovo modello di fruizione del software che potrebbe essere anche un “modello vecchio”. Il possesso “fisico” di un software installato localmente smette di sembrare un’idea superata e inizia ad apparire più come una cautela lungimirante per proteggere il patrimonio tecnologico.

 

Sovranità del dato e Responsabilità (NIS2)

Oltre all’aspetto economico, c’è il tema cruciale della sovranità del dato o data sovereignty.

Affidarsi a un SaaS significa spesso praticare il Blind Trust: consegnare i propri metadati e i log dell’infrastruttura a un provider terzo.

Con l’entrata in vigore di normative come la NIS2, la responsabilità sulla sicurezza della catena di approvvigionamento è diventata un pilastro legale. Un modello On-Prem diventa quindi forse meno remunerativo ma altamente più etico, poichè permette di:

  • Mantenere il controllo totale: I dati di monitoraggio non lasciano mai il perimetro aziendale, eliminando i rischi di data leakage verso server di terze parti.
  • Delegare la sicurezza alla fonte: Invece di dover validare la postura di sicurezza di un fornitore cloud, l’azienda utilizza le proprie infrastrutture già certificate e protette.
  • Garantire la Cyber Resilienza: Un sistema interno può funzionare anche in condizioni di isolamento o durante attacchi che colpiscono i grandi provider cloud, garantendo continuità dove il SaaS fallisce.

 

Essere padroni in casa propria

Salazar è una soluzione di Cyber Resilience che trasforma asset tecnologici in una visione chiara dei servizi di business. Permette di avere una visibilità unificata sulla conformità agli obiettivi RPO e RTO, supportando decisioni operative.

In questo contesto, la scelta di Salazar di restare una piattaforma On-Prem non è una questione di moda, ma di architettura difensiva.

Installato direttamente nell’infrastruttura del cliente, lascia a quest’ultimo la totale proprietà e responsabilità dei propri dati. Questa struttura non solo semplifica la gestione della compliance e del GDPR, ma abilita un modello di controllo più profondo:

  1. Asset come unica identità: Salazar identifica ogni risorsa attraverso quattro dati univoci (Nome, Tipo, Policy e Dominio).
  2. Organizzazione in Servizi: Il software richiede una configurazione basata sulle reali funzionalità di business dell’azienda. Questa conoscenza risiede all’interno dell’IT aziendale e non può (né deve) essere esternalizzata.
  3. Calcolo delle metriche: Il calcolo di RPO e RTO avviene localmente, analizzando i dati inviati tramite agent segregati e senza dover aprire varchi nei firewall verso l’esterno.

 

L’antidoto all’incertezza

In questo contesto, installare Salazar nel proprio perimetro significa passare  da semplici  inquilini di una piattaforma esterna a veri  proprietari della propria “macchina della verità”. Perché quando arriva il momento di dimostrare la resilienza dei propri backup, la sovranità dei dati non è un dettaglio: è la vostra unica, vera garanzia.

 

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