Tra lavoro, famiglia, creatività e sport, il tempo sembra non bastare mai. Eppure, per alcune persone, le passioni non sono un “extra”, ma una parte essenziale dell’equilibrio quotidiano.
In SORINT questo aspetto ha un valore concreto: l’attenzione alle persone e alla loro vita personale si traduce nella possibilità di conciliare lavoro e passioni, creando lo spazio per far convivere crescita professionale e realizzazione individuale.
In questa intervista conosciamo Susanna Cenati, una SORINTiana che ha saputo intrecciare percorsi lavorativi diversi, vita familiare e una grande passione per l’arrampicata, fino ad arrivare al mondo del para climbing agonistico e alla convocazione in nazionale.
Un racconto di cambiamenti, ripartenze e scoperta, dove lo sport diventa anche un modo per conoscersi meglio e crescere, dentro e fuori dal lavoro.
D: Ciao Susanna, partiamo da te: chi sei, dentro e fuori dal lavoro?
Ciao! 😊
Allora, lavoro in SORINT da 10 anni (quest’anno 11). In questo periodo ho avuto l’opportunità di crescere e cambiare più volte ruolo. Ho iniziato come supporto PMO in attività di back office, poi mi sono avvicinata all’ambito dell’interfaccia visiva, lavorando in UX/UI, e successivamente, ho intrapreso un nuovo percorso entrando nel team marketing.
Oggi mi occupo principalmente di grafica e video making/editing.
Nella vita privata sono moglie e mamma di una bambina di quasi 3 anni.
D: Di cosa ti occupi nel tempo libero?
Ho diversi hobby che amo e che si dividono principalmente in due grandi aree: arte e sport. Questo, come puoi immaginare, mi porta a gestire continuamente un equilibrio tra lavoro, famiglia e tempo per me stessa, una sfida comune a molti genitori.
Per quanto riguarda l’arte, mi dedico al disegno, alla pittura e alla creazione di oggetti in argilla.
Sul fronte sportivo, ho praticato danza per molti anni. Da adulta, insieme a mio marito, ci siamo avvicinati al trekking e agli sport outdoor, diventando veri e propri “mountain lovers”. Quello che inizialmente era un modo per trascorrere il tempo libero si è poi trasformato in qualcosa di più strutturato: ci siamo iscritti al CAI (Club Alpino Italiano – Bergamo), diventando istruttori sezionali. Da lì ci siamo avvicinati all’alpinismo e all’arrampicata, che oggi è diventata il mio sport principale.
D: Come sei arrivata all’arrampicata agonistica e al para climbing?
Tutto è iniziato in modo del tutto inaspettato.
Una sera, scrollando su Instagram, mi sono imbattuta nel profilo di una ragazza come me, senza un avambraccio, che praticava arrampicata a livello agonistico. Sono rimasta subito colpita e ispirata.
Non immaginavo che anche le persone con disabilità potessero praticare sport a livello agonistico. All’inizio lo confrontavo con lo sport “tradizionale”, che percepivo più rigido e strutturato: categorie legate all’età, classifiche, anni di esperienza richiesti.
Ho deciso comunque di contattarla per curiosità e ho scoperto un mondo completamente nuovo.
Lei mi ha subito incoraggiata a provare, ma ero ancora titubante: avevo paura di non essere all’altezza.
Nel 2022 mi ha invitata a un open day. È stato lì che mi sono davvero appassionata a questa disciplina. Ho scoperto anche il mondo delle gare e delle competizioni, in particolare quello della nazionale, che mi ha subito incuriosita: non si punta esclusivamente sulla performance individuale, ma soprattutto sull’inclusione e sull’opportunità di partecipazione per tutti gli atleti.
Da quel momento ho deciso di iniziare un percorso serio con un allenatore. Poco dopo però sono rimasta incinta e ho dovuto mettere tutto in pausa.
D: Come hai ripreso dopo la gravidanza e che percorso hai fatto fino ad oggi?
Devo dire che non mi sono mai fermata del tutto. Ho sempre svolto attività fisica in palestra e, circa un anno dopo il parto, sono tornata anche all’arrampicata in modo più strutturato.
Nel luglio 2024 ho partecipato alla mia prima gara a Verona.
È stata un’esperienza molto positiva: mi sono sentita accolta, parte di un gruppo e inserita in un ambiente sano e motivante. Ero insieme a persone con esperienze simili alla mia, che mi comprendevano davvero e con cui era naturale condividere emozioni, sfide e anche insicurezze. È stato un contesto in cui ho percepito subito un forte senso di appartenenza e confronto positivo, che mi ha dato ulteriore motivazione per continuare.
Nel 2025 ho iniziato la mia prima stagione di Coppa Italia, composta da tre tappe. È stato un anno più complesso: ho vissuto anche momenti di difficoltà e risultati non soddisfacenti, al punto da pensare di smettere.
Col tempo però è cambiato soprattutto il mio approccio mentale allo sport. Un cambiamento che è stato subito notato anche dagli altri. Quando ho dovuto fermarmi nuovamente per motivi familiari, il team ha continuato a incoraggiarmi a tornare.
E così è stato: nel 2026 ho ripreso con una nuova stagione, decisamente più positiva.
Oggi mi alleno con più costanza: una volta a settimana con un’allenatrice presso ClimBerg ASD a Bergamo e una volta in autonomia durante la pausa pranzo (e devo ringraziare anche SORINT per questo).
Come sta andando? Molto bene: ho ottenuto un argento nella prima tappa e un bronzo nella seconda… Vediamo come va la prossima!
D: So che ora stai entrando anche in nazionale: te lo aspettavi?
No, non me lo aspettavo… era un sogno.
L’argento ottenuto nella prima tappa di Coppa Italia mi ha permesso di entrare nella squadra nazionale di para climbing. Questo significa che parteciperò ai Mondiali, almeno nella seconda tappa di Innsbruck.
È un traguardo che nasce nel 2022, il giorno dell’open day. Da allora è diventato un obiettivo costruito passo dopo passo, con costanza, impegno e tanta determinazione. Oggi posso finalmente viverlo.

D: Prima hai ringraziato SORINT. Come mai? Che ruolo ha nel tuo equilibrio tra vita personale e sportiva?
Abbiamo parlato di quanto sia complesso, spesso, bilanciare lavoro, famiglia e tempo personale.
Per me SORINT ha avuto un ruolo fondamentale nel rendere possibile questo equilibrio, soprattutto grazie a tre aspetti principali:
- Smart working: mi permette di gestire meglio la famiglia, soprattutto mia figlia quando è a casa dall’asilo o non sta bene. Mi dà anche più flessibilità nella gestione quotidiana degli imprevisti, consentendomi di essere più presente nei momenti in cui è necessario senza dover stravolgere completamente la giornata lavorativa.
- Flessibilità oraria: spesso mi alleno in pausa pranzo, organizzando il lavoro in modo da recuperare successivamente. Questo mi permette di mantenere continuità sia sul fronte professionale che personale, senza sacrificare il tempo serale con la famiglia, che per me resta molto importante.
- Collaborazione tra i colleghi del Sircle: il lavoro è organizzato in modo da garantire sempre una copertura reciproca. C’è grande disponibilità e comprensione, e questo rende la gestione degli imprevisti molto più semplice. Sapere di poter contare sul team crea un ambiente di lavoro sereno e collaborativo, in cui è più facile conciliare esigenze personali e professionali.
D: Cosa ti ha insegnato lo sport che oggi usi anche nel lavoro?
Lo sport mi aiuta prima di tutto a liberare la mente. Mi permette di staccare completamente e di tornare poi più concentrata e serena. In poche parole, è una vera e propria valvola di sfogo.
Mi insegna la concentrazione: quando arrampico devo essere totalmente focalizzata su ciò che sto facendo. Questo mi aiuta anche nel lavoro, dove riesco a mantenere meglio il focus sui miei task.
Mi insegna l’adattamento: trovare soluzioni diverse quando le condizioni non sono ideali.
Questo vale sia in montagna che nel lavoro. In arrampicata, ad esempio, mi capita di scalare vie che non sono pensate per persone come me, senza un avambraccio. In questi casi devo adattarmi rapidamente e trovare una soluzione efficace sul momento.
Anche nel lavoro è stato così: entrando recentemente nel team marketing ho dovuto adattarmi velocemente a un nuovo contesto, nuove attività e nuove competenze. Non avevo esperienza in videomaking ed editing, ma ho dovuto imparare in poco tempo per rispondere alle esigenze del Sircle.
Lo sport mi sta insegnando anche costanza e disciplina: allenamento continuo, impegno, ordine e precisione. Su questo ammetto di essere ancora in evoluzione… è un continuo work in progress, perché non si smette mai di imparare.
Infine, un altro aspetto importante è la gestione della pressione: soprattutto in gara, dove è fondamentale mantenere la calma e saper gestire ansia, emozioni e paure. È una competenza che sto ancora sviluppando, ma su cui sto facendo progressi.
Alla base di tutto, comunque, ci sono positività e umiltà. Sono una persona normale con una vita normale, come tutti, e cerco di affrontare ogni sfida con il sorriso.
D: Se dovessi dare un consiglio a chi legge, quale sarebbe?
Lo sport mi ha insegnato che molti limiti sono mentali e che spesso siamo noi stessi a costruirli.
Per questo credo sia fondamentale provarci sempre, senza farsi bloccare dalla paura di non essere all’altezza o dal timore di sbagliare. Bisogna avere il coraggio di iniziare, anche senza certezze. E se qualcosa non funziona, va bene lo stesso: si cambia, si impara, si cresce e si riprova.
Perché ogni tentativo, anche quello che non va come sperato, è comunque un passo avanti.
D: Grazie Susanna per il tuo tempo e per aver condiviso con noi la tua storia! 😊

