Attacchi hacker ai supermercati: cosa insegnano sulla continuità operativa e sui sistemi OT

Gli attacchi hacker ai sistemi di refrigerazione dei supermercati mostrano quanto la continuità operativa dipenda dalle tecnologie che controllano gli impianti. Un accesso non autorizzato può modificare i parametri di funzionamento e produrre conseguenze fisiche: deterioramento delle merci, indisponibilità delle attrezzature e interruzione delle attività.

Gli episodi segnalati nelle ultime settimane in diversi Paesi europei, con casi anche in Italia, hanno riportato l’attenzione sulla protezione dei sistemi OT e sulla gestione degli accessi da remoto. Secondo quanto riportato da Tgcom24 il 3 novembre 2026, le indagini stanno approfondendo le responsabilità e gli eventuali collegamenti tra gli attacchi.

Per le aziende della grande distribuzione e della filiera alimentare, la vicenda solleva una questione concreta: sappiamo quali sistemi digitali permettono ai nostri processi critici di funzionare e cosa accadrebbe se venissero compromessi?

Come un attacco informatico può compromettere la catena del freddo

Negli episodi descritti dal bollettino dell’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale, gli accessi non autorizzati hanno consentito di attivare da remoto cicli di sbrinamento e modificare i parametri degli impianti. Il documento richiama criticità come installazioni obsolete, interfacce amministrative esposte direttamente su Internet e carenze nei meccanismi di autenticazione.

La catena del freddo dipende quindi anche dai dispositivi e dai software che ne regolano il funzionamento. La possibilità di gestirli a distanza agevola manutenzione e supervisione, ma richiede un controllo preciso dei collegamenti e delle autorizzazioni.

Occorre sapere chi può accedere agli impianti, quali operazioni può eseguire e come vengono rilevate eventuali modifiche non autorizzate.

Cosa sono i sistemi OT e come si collegano all’IT

I sistemi OT, Operational Technology, sono hardware e software utilizzati per monitorare o controllare processi fisici. Nella refrigerazione comprendono, per esempio, controllori, sensori e dispositivi che regolano temperature, compressori e sbrinamenti.

I sistemi IT, Information Technology, gestiscono invece elaborazione, conservazione e scambio delle informazioni: applicazioni, server, identità digitali e gestionali aziendali.

Questi ambienti possono comunicare tra loro. Il bollettino ACN evidenzia che collegamenti non adeguatamente separati possono consentire a un sistema IT compromesso di diventare un punto di accesso agli ambienti di controllo degli impianti.

La continuità operativa richiede quindi una visione delle dipendenze tra applicazioni, reti, dispositivi e servizi di manutenzione. Questa conoscenza deve essere condivisa tra responsabili IT, responsabili degli impianti e fornitori.

Perché il ripristino informatico deve seguire le esigenze del business

Per pianificare la risposta a un incidente, bisogna partire dal processo aziendale coinvolto e dalle conseguenze della sua interruzione.

Nel caso della refrigerazione, rendere nuovamente disponibile il software di controllo è una parte del recupero. La ripresa dell’attività richiede anche verifiche sul funzionamento degli impianti e sulle condizioni delle merci.

Il tempo di ripristino tecnico va quindi valutato rispetto al tempo entro il quale il processo deve tornare operativo e ai danni che possono accumularsi durante l’interruzione.

È il collegamento tra tecnologia e business che guida la definizione degli obiettivi di recupero. Nel nostro approfondimento su RPO e RTO spieghiamo perché questi parametri richiedano il coinvolgimento del management e debbano riflettere le reali esigenze aziendali.

Continuità operativa: quattro verifiche per le aziende

Le indicazioni ACN comprendono il censimento dei sistemi, la protezione degli accessi, la separazione delle reti e la verifica di configurazioni e dispositivi. Gli interventi devono essere concordati con i responsabili degli impianti e i manutentori per evitare interruzioni incontrollate.

Sul piano della gestione aziendale, queste indicazioni si traducono in quattro verifiche.

1. Ricostruire le dipendenze dei processi critici

Un inventario utile alla continuità operativa deve collegare i componenti tecnologici alle attività che supportano. Per ogni sistema critico, occorre conoscere il processo coinvolto, il responsabile e le conseguenze di un’eventuale indisponibilità.

2. Governare gli accessi dei fornitori

La teleassistenza deve avere responsabilità e autorizzazioni definite. È necessario verificare quali risorse siano raggiungibili dai manutentori, per quanto tempo e con quali modalità di registrazione delle attività.

3. Collegare il monitoraggio alla risposta operativa

Un allarme serve quando raggiunge una persona in grado di valutarlo e avviare un intervento. Per ogni segnalazione critica devono essere chiari destinatari, tempi di presa in carico e modalità di escalation.

4. Provare il coordinamento durante un incidente

Una simulazione aiuta a verificare se contatti, responsabilità e procedure funzionano insieme. Può far emergere passaggi mancanti prima che diventino un ostacolo durante un’emergenza.

Il ruolo dell’Incident Management nella resilienza IT

Quando un incidente coinvolge tecnologie e impianti, più funzioni devono intervenire in modo coordinato. Chi riceve la prima segnalazione? Chi coinvolge il fornitore? Chi valuta l’impatto sulle attività e autorizza il ritorno alla normale operatività?

Definire queste responsabilità è parte del percorso di resilienza. Nel nostro articolo sull’Incident Management per la business continuity approfondiamo il ruolo di processi strutturati nella gestione degli incidenti e nella riduzione del loro impatto.

Per SORINT.lab, collegare infrastrutture, gestione dei servizi e obiettivi aziendali è centrale nella costruzione della resilienza IT. Gli attacchi ai sistemi di refrigerazione rendono questo rapporto particolarmente visibile.

Un punto di partenza concreto è scegliere un processo critico e ricostruirne le dipendenze con tutte le funzioni coinvolte: sistemi necessari, fornitori, allarmi, responsabilità e tempi di recupero. Da questa verifica può nascere un piano di continuità operativa aderente al funzionamento dell’azienda.